Togliamoceli dalla testa…

Buonasera,

riportiamo un articolo tanto interessante quanto poco pubblicizzato del 1 giugno 2011 (fonte Punto informatico):

Tumore da cellulare, la prudenza è d’obbligo

L’OMS ha realizzato uno studio sulla tossicità delle radiazioni elettromagnetiche. Pochi i risultati evidenti e qualche indicazione pratica. Si sottolinea la necessità di proseguire con la ricerca, mentre altri ricercatori contestano il metodo

Roma – “IARC classifica le radiazioni elettromagnetiche come eventualmente cancerogene per gli esseri umani”: questo il titolo del comunicato stampa emesso dall’Organizzazione Mondiale della Salute in merito alla recente ricerca compiuta dal dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro.
Sebbene un tema del genere susciti da sempre tanta attenzione giornalistica, ciò che appare evidente dal resoconto ufficiale dei lavori del gruppo di ricerca è la grande cautela utilizzata nell’esposizione dei risultati. “Il gruppo di lavoro della IARC ha discusso dell’ipotesi che queste esposizioni potrebbe produrre effetti a lungo termine sulla salute”, “negli ultimi anni, c’è stata una grande discussione circa la possibilità di effetti avversi per la salute in merito all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche”, “l’evidenza è stata rivalutata criticamente”: sono solo alcune delle espressioni scelte per spiegare e diffondere i dati dell’indagine.
L’Agenzia dell’OMS, in particolare, ha inserito i campi nei quali agiscono le radiazioni elettromagnetiche all’interno del “Gruppo 2B” ossia “potenzialmente cancerogene per gli individui”, in base all’incremento del rischiodi contrarre il glioma, un tumore al cervello maligno associato all’uso di apparecchi wireless.
La ricerca ha visto coinvolti 31 scienziati provenienti da 14 paesi, riuniti a Lione dal 24 al 31 maggio per discutere dell’annosa questione scientifica. Nel dettaglio, la discussione e la valutazione della letteratura sull’argomento ha considerato tre categorie particolari concernenti l’esposizione ai campi elettromagnetici: esposizione a radar e microonde sul posto di lavoro, esposizione ambientale associata alla trasmissione di segnali radio, televisivi e wireless e, infine, l’esposizione individuale associata all’uso di telefoni wireless. I ricercatori, dunque, hanno cercato di incrociare i dati sull’esposizione, gli studi sul cancro umano, quelli sperimentali sugli animali e altri dati tecnici rilevanti.
I risultati, come anticipato, invitano alla prudenza. L’evidenza, infatti, “è stata rivalutata criticamente” e definita “limitata” agli utenti di telefoni wireless per quanto concerne il glioma e il neuroma acustico. Tracciare conclusioni in merito ad altri tipi di cancro è stata definita un’operazione “inadeguata” data l’insufficiente qualità, consistenza e potere statistico delle ricerche a disposizione. In particolare, è stata considerata “inconsistente” l’evidenza relativa alla categoria riferita all’esposizione ambientale e professionale. Il team dei 31 non ha quantificato i rischi, ma è stato citato uno studio del sull’uso dei telefoni cellulare rilevato fino al 2004, il quale segnala un aumento del rischio di glioma pari al 40 nella categoria degli utenti assidui (30 minuti al giorno su un periodo di 10 anni). Altri ricercatori, come Robert Park del dipartimento di fisica dell’Università del Maryland, contestano queste affermazioni: “Il cancro è causato dal mutazioni dei filamenti di DNA. Le radiazioni elettromagnetiche non possono causare la mutazione dei filamenti di DNA a meno che la frequenza non sia pari o superiore alla parte blu dello spettro visibile o nell’ultravioletto. La frequenza dei cellulari è circa 1 milione di volte più bassa”.
Jonathan Samet (della University of Southern California), a capo del gruppo di ricerca, ha spiegato che “l’evidenza, sebbene ancora da accumulare, è rilevante abbastanza da supportare una classificazione di tipo 2B. Tale conclusione significa che potrebbe esserci del rischio e, dunque, è necessario mantenere uno sguardo attento sul collegamento tra telefoni cellulari e rischio di tumore”. E, dunque, date le potenziali conseguenze per la salute pubblica – sostiene Cristopher Wild, Direttore della IARC – è importante che siano condotte altre ricerche sul lungo periodo circa l’uso significativo di telefoni cellulari.
L’indicazione pragmatica rilevante è la seguente: “In base alle informazioni che si possiedono, è importante assumere misure pratiche per ridurre i rischi da esposizione come l’uso di auricolari o il texting”.
Infine, è importante sottolineare che, nel corso dei lavori, il gruppo di ricerca ha preso in considerazione anche i dati provenienti dall’Interphone study, per molto tempo considerato controverso, ma ora definitivamente approvato dalla comunità scientifica.

Cristina Sciannamblo

Per approfondire l’argomento consigliamo anche questo libro/inchiesta di Riccardo Staglianò (Gennaio 2012) di cui riportiamo una breve descrizione trovata in rete:

La domanda è: il nostro compagno più inseparabile (il cellulare) ci sta forse tradendo? Prove ce ne sono, e parecchie (nel 2011 l’Agenzìa internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il telefonino tra i possibili cancerogeni). I manuali di istruzione dicono di tenerli da 1,5 a 2,5 centimetri dall’orecchio (perché? E soprattutto: chi lo fa davvero?).

In molti paesi precise disposizioni sanitarie raccomandano di non farli usare ai bambini, di non lasciarli sotto il cuscino di notte (come fanno molti adolescenti in attesa del fatidico sms prima di dormire).

Una sentenza del Tribunale di Brescia ha stabilito un risarcimento a carico dell’Inail per un ex manager colpito da un tumore alla testa causato dall’uso eccessivo del cellulare.

Il libro è un viaggio a caccia di storie, fatti e testimonianze, dall’Italia a New York, Seattle, San Francisco, Sydney, Stoccolma, sulle tracce dell’ultima ricerca, incontrando le prime vittime che lottano contro il silenzio dei media, raccontando l’eterno braccio di ferro con le multinazionali impegnate a difendere il più grande business del nuovo millennio.

Non per creare allarmismi facciamo presente che tali radiazioni sono presenti anche per mezzo dei modem/router WIFI che abbiamo in case, scuole, luoghi di lavoro… per curiosità provate a vedere quante reti wifi esistono nella Vostra zona!!!
Ebbene una notiziona del genere non dovrebbe passare inosservata… si dovrebbe iniziare a parlarne seriamente e fare in modo che nelle scuole primarie si usasse di più il cavo piuttosto che il WIFI e limitare al minimo la presenza e l’uso dei cellulari da parte dei docenti/scolari (perlomeno spegnendoli nelle ore di lezione). Invitiamo tutti ad approfondire l’argomento adeguando il proprio stile di vita in conseguenza delle conoscenze acquisite.

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